KOKO Magazine

Come imparano l’inglese i bambini da 1 a 6 anni: gioco e routine

25 settembre 20266 minuti di lettura

Bambini di 1 e 2 anni con i genitori durante un incontro KOKO Babies a KOKOland

In sintesi

  • Da 1 a 6 anni l’inglese si impara dalle persone: in uno studio della University of Washington i bambini di 9 mesi imparavano i suoni di una nuova lingua da chi parlava con loro, non da un video.
  • La ripetizione è un’alleata: bambini di 3 anni che hanno riascoltato la stessa storia hanno imparato parole nuove, chi ha ascoltato storie sempre diverse no.
  • Gioco, routine e piccoli gruppi sono il cuore di KOKO Babies (1 e 2 anni) e KOKO Stars (3–6 anni).

Immaginate un’aula KOKO Babies. Koko il gorilla esce dalla sua borsa, parte la canzone «Hello Koko» e un bambino di due anni, fino a un attimo prima in braccio a mamma o papà, si alza e batte le mani a tempo. Nessuno gli ha spiegato che cosa vuol dire «hello»: lo sa, perché lo ha sentito e cantato tante volte, sempre nello stesso momento. È così che i bambini da 1 a 6 anni imparano l’inglese: con le persone, con il gioco, con la ripetizione e con le routine.

A questa età la seconda lingua si acquisisce soprattutto in modo implicito: il bambino la incontra mentre fa cose che gli interessano e intanto ne assorbe suoni, parole e strutture. Il compito degli adulti è creare le occasioni giuste. Vediamo quali sono.

1. Prima di tutto, una persona

Il primo ingrediente è la relazione. Il Center on the Developing Child della Harvard University chiama «serve and return» le interazioni botta e risposta tra un bambino e un adulto attento: il piccolo balbetta, indica o sorride, l’adulto risponde con uno sguardo, una parola, un gesto. Sono questi scambi a costruire e rafforzare le connessioni del cervello che servono per comunicare.

Vale anche per una seconda lingua. Nello studio di Patricia Kuhl e colleghi (PNAS, 2003), bambini di 9 mesi hanno imparato a distinguere i suoni del cinese mandarino dopo 12 incontri da 25 minuti con persone vere. Gli stessi contenuti, proposti in video o solo in audio, non hanno avuto alcun effetto.

E i cartoni in inglese?

Sono un contorno, non il piatto principale. La Società Italiana di Pediatria raccomanda di evitare smartphone e tablet prima dei 2 anni e di non superare un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni, e ricorda che sotto i 3 anni i bambini imparano parole nuove da un video solo se c’è un genitore accanto. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia gli schermi prima dei 2 anni, indica al massimo un’ora al giorno tra i 2 e i 4 anni e incoraggia la lettura e il racconto di storie insieme a un adulto.

2. Il gioco dà un motivo per parlare

Nel gioco la lingua ha uno scopo. In KOKO Babies Koko il gorilla ha fame, perde la palla, ha sonno: i bambini non devono rispondere a domande, devono aiutarlo. «Give Koko the ball» non è un esercizio, è una missione.

Con KOKO Stars il gioco cresce insieme ai bambini: giochi alla lavagna interattiva, balli, canzoni, piccole sfide tra compagni. Nella lezione di apprendimento dinamico l’argomento resta lo stesso, ma l’attività cambia ogni 15 minuti circa: così l’attenzione resta alta e la stessa lingua torna in forme sempre nuove. E in aula non ci sono banchi. Non è un caso.

3. La ripetizione trasforma i suoni in comprensione

Gli adulti si stancano di sentire la stessa canzone per la decima volta. I bambini no, e hanno ragione. In uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (Horst, Parsons e Bryan, 2011), a 16 bambini di 3 anni sono state lette alcune storie illustrate, tre volte nell’arco di una settimana, con parole nuove inventate per l’esperimento. Chi ha riascoltato sempre le stesse storie ha imparato e ricordato quelle parole; chi ha ascoltato storie ogni volta diverse, pur sentendo le parole lo stesso numero di volte, non le ha imparate.

Per questo nelle nostre aule le stesse canzoni aprono e chiudono ogni incontro, «Hello Koko» e «Goodbye Koko», e le stesse frasi tornano per mesi cambiando una sola parola: «Give Koko a hug», «Give Koko the ball», «Give Koko the banana». Poche parole, usate a fondo.

4. Le routine danno sicurezza

Una routine è un’azione che si ripete sempre nello stesso modo: il saluto, la canzone del riordino, la storia prima di salutarsi. Per un bambino piccolo la routine è una mappa: sa che cosa sta per succedere, si sente al sicuro e ha energie libere per ascoltare.

Ogni incontro KOKO Babies ha la stessa forma, settimana dopo settimana. Anche i Koko Friends, i pupazzi amici di Koko, hanno un carattere che non cambia mai: Doggy ama la palla, Sheep ha sempre sonno, Cow pensa sempre al cibo. Proprio perché non cambiano, i bambini imparano a prevedere cosa succederà. E prevedere è già capire.

5. Piccoli gruppi, tante voci

A questa età ogni bambino ha bisogno di essere visto e ascoltato. Per questo i gruppi KOKO Babies sono di massimo 5 bambini, ciascuno con un genitore in aula, e in KOKO Stars l’apprendimento dinamico si fa in gruppi di massimo 6. Nel Creative Lab, invece, bambini dai 3 ai 6 anni lavorano insieme, fino a 16 con due insegnanti madrelingua: yoga, giardinaggio, cucina, arte, feste dal mondo. Il più piccolo guarda i più grandi e prova a fare lo stesso; ognuno vive l’attività a modo suo.

Anche qui la ricerca va nella stessa direzione. In uno studio su 29 bambini bilingui di circa 2 anni (Place e Hoff, Child Development, 2011), le competenze in inglese dipendevano dalla quantità di esposizione, ma anche dal numero di persone diverse da cui sentivano l’inglese e dalla quota di inglese proveniente da madrelingua.

Cosa potete fare a casa

  • Cantate sempre le stesse canzoni. Poche canzoni, ripetute per settimane: i bambini le aspettano, le anticipano e a poco a poco le cantano.
  • Rileggete lo stesso libro. Un albo illustrato in inglese, letto e riletto, diventa familiare parola dopo parola.
  • Scegliete un momento fisso. Il bagnetto, la merenda, il riordino: poche parole in inglese, sempre nello stesso momento.
  • Guardate insieme, e poco. Se c’è un cartone in inglese, guardatelo accanto al bambino e commentatelo con lui, nei limiti indicati dai pediatri.
  • Non correggete: rilanciate. Se il bambino dice «ball!», rispondete «Yes, a red ball!».

Domande frequenti

Come insegnare l’inglese ai bambini piccoli?

Con la relazione, il gioco, la ripetizione e le routine. I bambini da 1 a 6 anni imparano l’inglese da persone vere che parlano e giocano con loro, riascoltando le stesse canzoni e le stesse storie e ritrovando le stesse parole negli stessi momenti. Schede e compiti non servono: servono esperienze ripetute e piacevoli.

I cartoni animati in inglese aiutano a imparare?

Possono aiutare come contorno, soprattutto dopo i 3 anni e guardati insieme a un adulto. Secondo la Società Italiana di Pediatria, sotto i 3 anni i bambini imparano parole nuove da un video solo se c’è un genitore accanto, e l’OMS sconsiglia gli schermi prima dei 2 anni. La lingua si impara soprattutto nell’interazione con le persone.

Serve parlare inglese per aiutare un bambino a impararlo?

No. Il ruolo dei genitori è creare un clima positivo: ascoltare le canzoni insieme, mostrarsi curiosi, festeggiare le prime parole. In KOKO Babies mamma o papà sono in aula e imparano canzoni e gesti insieme al bambino; dai 3 anni in su basta accompagnare con entusiasmo quello che succede in aula.

Vieni a vederlo dal vivo

Vuoi vedere come funziona? Al Demo Day, l’open day gratuito di circa 30 minuti, i bambini vivono un’attività in inglese con il nostro team, in un piccolo gruppo della loro età. Trovi tutti i dettagli su KOKO Babies per 1 e 2 anni, su KOKO Stars dai 3 ai 6 anni e su tutti i percorsi da 1 a 18 anni. D’estate, dai 4 anni, c’è anche il KokoCamp.

Fonti

Continua a leggere

Demo Day gratuito

Prova un Demo Day gratuito.

Un'attività di apprendimento dinamico in inglese, in un piccolo gruppo della stessa età, con il team docente.