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Bilinguismo precoce: 7 miti da sfatare sui bambini bilingui

25 settembre 20266 minuti di lettura

Bambino con lo zainetto KOKOland all’ingresso della scuola di inglese di Martina Franca

In sintesi

  • Il bilinguismo precoce non confonde i bambini e non causa disturbi del linguaggio: chi cresce con due lingue attraversa in genere le stesse tappe di sviluppo dei coetanei.
  • Mescolare le lingue è normale, i cartoni da soli non bastano e non è mai troppo tardi: contano quanta lingua si ascolta, da chi e per quanto tempo.
  • Il vantaggio più solido del bilinguismo è la lingua stessa: le prove di un «cervello più intelligente» sono deboli.

Il bilinguismo precoce è l’apprendimento di due lingue nei primi anni di vita. Si parla di bilinguismo simultaneo quando le due lingue arrivano insieme dalla nascita, e di bilinguismo sequenziale (o consecutivo) quando la seconda arriva dopo la prima, per esempio con la scuola o con un percorso di inglese. Su questo tema circolano molti luoghi comuni, e li sentiamo spesso anche dai genitori che incontriamo. Ecco i sette più diffusi, messi alla prova della ricerca.

Mito 1: «Due lingue confondono i bambini»

Falso. I bambini distinguono le lingue che sentono fin dai primi mesi. Come ricordano gli psicologi Krista Byers-Heinlein e Casey Lew-Williams in una rassegna scritta per i genitori (LEARNing Landscapes, 2013), i neonati distinguono già alla nascita lingue con un ritmo molto diverso, come l’inglese e il francese, e a 4 mesi anche lingue dal ritmo simile, come il francese e lo spagnolo. La conclusione degli autori è netta: i bambini bilingui non mostrano segni di confusione.

Mito 2: «Il bilinguismo fa parlare più tardi»

Falso. Secondo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, un bambino ben esposto e stimolato in entrambe le lingue attraversa in genere le stesse tappe di sviluppo dei bambini monolingui. A volte le prime parole arrivano un po’ più tardi, ma questo lieve allungamento dei tempi non è un vero ritardo del linguaggio; e se un disturbo c’è, il bilinguismo non ne è la causa.

C’è anche un effetto ottico. I bambini bilingui conoscono spesso meno parole in ciascuna lingua, ma se si sommano le parole delle due lingue il loro vocabolario totale è paragonabile a quello dei coetanei monolingui: lo ha osservato uno studio pubblicato sul Journal of Child Language (Hoff e colleghi, 2012).

Mito 3: «Se mescola le lingue, c’è un problema»

Falso. Usare parole di due lingue nella stessa frase si chiama code-mixing ed è una parte normale dello sviluppo bilingue. Spesso il bambino prende in prestito una parola dall’altra lingua semplicemente perché in quel momento non gli viene: è una strategia intelligente, non un segno di confusione. Frasi come «Koko, dammi la ball!» sono normalissime. Già a 2 anni, riporta la rassegna di Byers-Heinlein e Lew-Williams, i bambini iniziano ad adattare la lingua a quella di chi hanno davanti.

Mito 4: «Serve un genitore madrelingua, o il metodo OPOL»

Non necessariamente. Il metodo OPOL, dall’inglese «one parent, one language», prevede che ogni genitore parli al bambino sempre nella stessa lingua. È una strategia utile, ma secondo la ricerca non è né necessaria né sufficiente: contano soprattutto la quantità e la qualità della lingua che il bambino ascolta, e le occasioni vere di usarla.

La qualità, poi, ha dei volti. In uno studio su 29 bambini bilingui di circa 2 anni (Place e Hoff, Child Development, 2011), le competenze in inglese dipendevano dal numero di persone diverse da cui lo ascoltavano e dalla quota di inglese proveniente da madrelingua. Per le famiglie che in casa non parlano inglese è un argomento forte a favore di insegnanti madrelingua e di tante voci diverse.

Mito 5: «Bastano cartoni e app in inglese»

Falso, soprattutto nei primi anni. Nello studio di Patricia Kuhl e colleghi alla University of Washington (PNAS, 2003), bambini di 9 mesi hanno imparato a riconoscere i suoni del cinese mandarino da persone vere, mentre le stesse persone in video o in audio non hanno prodotto alcun apprendimento. La Società Italiana di Pediatria ricorda che sotto i 3 anni i bambini imparano parole nuove da un video solo se c’è un genitore accanto, e raccomanda di evitare smartphone e tablet prima dei 2 anni. Cartoni e canzoni vanno bene come contorno, meglio se guardati insieme.

Mito 6: «Dopo i 6 anni è troppo tardi»

Falso. Uno studio del MIT su quasi 670.000 persone (Hartshorne, Tenenbaum e Pinker, Cognition, 2018) ha stimato che la capacità di imparare la grammatica di una nuova lingua resta alta fino a circa 17 anni. È vero però che iniziare presto porta vantaggi: chi cresce con due lingue fin dalla nascita tende ad avere una pronuncia migliore, un vocabolario più vario e più scioltezza rispetto a chi impara la seconda lingua più tardi. Il messaggio della ricerca è doppio: prima è meglio, ma non è mai troppo tardi.

Mito 7: «I bambini bilingui sono più intelligenti»

Le prove sono deboli. Una meta-analisi pubblicata su Psychological Bulletin (Gunnerud e colleghi, 2020), che ha messo insieme 143 confronti tra bambini bilingui e monolingui, ha trovato nelle funzioni esecutive un vantaggio marginale (g = 0,06), con segnali di distorsione nelle pubblicazioni: secondo gli autori, i dati sostengono poco l’idea di un vantaggio generale. Il vantaggio certo è un altro, ed è enorme: parlare due lingue. Significa amici, viaggi, studio e lavoro in un mondo più grande.

Cosa significa per chi impara l’inglese in Puglia

In Italia l’inglese non è la lingua che si sente per strada: se non si parla in casa, l’esposizione va costruita. Per questo nel nostro percorso contano tre cose. Iniziare presto, da 1 anno, con KOKO Babies. Dare abbastanza tempo, con due appuntamenti a settimana dai 3 anni in su. E affidare i bambini a insegnanti madrelingua o perfettamente bilingui, in piccoli gruppi di massimo 6. Non promettiamo miracoli: costruiamo, anno dopo anno, una seconda lingua solida e amata.

Domande frequenti

Il bilinguismo può causare ritardo del linguaggio?

No. Secondo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù i bambini esposti a due lingue attraversano in genere le stesse tappe di sviluppo dei monolingui; a volte le prime parole arrivano un po’ più tardi, ma non si tratta di un vero ritardo, e il bilinguismo non causa disturbi del linguaggio. Se ci sono dubbi, il primo riferimento resta il pediatra.

I bambini bilingue sono più intelligenti dei loro coetanei?

Le prove non lo confermano. Una meta-analisi del 2020 su 143 confronti tra bambini bilingui e monolingui ha trovato un vantaggio marginale nelle funzioni esecutive (g = 0,06), che gli autori considerano un sostegno debole. Il beneficio sicuro del bilinguismo è la lingua in più: comunicare, studiare e lavorare con più persone.

Che cos’è il metodo OPOL?

OPOL significa «one parent, one language»: ogni genitore parla al bambino sempre nella propria lingua. È una strategia diffusa nelle famiglie bilingui, ma la ricerca indica che non è né necessaria né sufficiente. Contano di più la quantità di lingua ascoltata, la qualità delle interazioni e il numero di persone con cui il bambino la usa.

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